giovedì 28 agosto 2008

La brillante osservazione

G: Che vita incasinata è la mia! (E tu mi dirai, "e lo dici a me?")

F: Ma vàaaa. Ognuno ha i suoi casini

G: Sì infatti.

Solo che IO sono il mio più grande casino

Ed un po' difficile risolvere sè stessi...

domenica 24 agosto 2008

Il labirinto ha sempre solo una via di fuga

A volte c'è una sola parola appropriata da dire, una sola cosa giusta da fare, una sola strada corretta da imboccare.
Ma capita che quella parola sia proprio la più difficile da pronunciare, quella cosa la più faticosa da fare e quella strada la più in salita che si possa prendere.
Allora provi a usare altre parole, a fare cose diverse, a prendere altre strade. Pensando che con qualche sforzo o trucco, in fondo, possa andare bene lo stesso, sperando che la buona volontà possa bastare. E invece, alla fine devi arrenderti al fatto che senza quella parola la frase non ha senso, che qualunque cosa tu faccia non funziona, che qualunque strada alternativa provi a percorrere ti trovi sempre davanti a un impasse.
A volte la sola volontà non basta.

"C'è l'immaginazione e c'è la realtà. La realtà vince sempre", Olga non sapeva quanto aveva ragione.

giovedì 17 luglio 2008

TANTI AUGURI A ME!!!

Stamattina mi sono svegliata come al solito troppo presto rispetto ai veri bisogni del mio fisico, nulla di molto diverso dagli altri giorni, del resto non pretendevo che il giorno del mio compleanno stravolgesse i ritmi universali. Per fortuna, a rendere un po' più speciale del solito questo risveglio sono stati i due messaggi di auguri che mi sono arrivati, da parte di mia sorella e di Meris, non appena ho acceso il cellulare.
Durante la giornata ne sono arrivati poi molti altri, cosa che mi ha fatto molto piacere, per quanto razionalmente io comprenda che un compleanno è solo una data che ci ricorda, come se ne avessimo bisogno, di essere nati e, come se ci facesse piacere, che stiamo invecchiando.
Tra tutti gli auguri, anche questo meraviglioso videoregalo del mio tenero e geniale morosetto (the best one morosetto in the world),

che è stata la più bella sorpresa di oggi, anche se il premio di "augurio più sorprendente" va al messaggio di mia mamma, non tanto (e non solo) per il fatto che mi abbia mandato gli auguri, quanto per il fatto che sappia mandare i messaggi (con tutto il rispetto per la mia mamma, che non ritengo un'idiota ma che non pensavo si cimentasse nell'arte del smssagging).
Bene, è solo metà mattina e sono già molto contenta e la parte più bella della giornata deve ancora arrivare: stasera cena con Gabri nella mia favourite pizzeria e sbevazzata in centro con gli amici, il tutto rischiando la vita sulle mie nuove favolose ed eccessive sex-and-city-like zeppe rosse, speriamo di non fermarmi ai 24 per colpa di una caduta dalle quelle vette di vanità.

Happy birthday to me!

lunedì 7 luglio 2008

Ripetuti Assalti al Cuore

M'innamoro...

...di Francesca, che ti stringe la mano tra le sue e guardandoti negli occhi esclama "piacere, molto piacere"; che canta e alzando un ginocchio e oscillado le mani come una bambina.

...di Marco, che con incantato stupore fotografa un allampanato bagnante tedesco e la moglie con il k-way coordinato all'ombretto.

...di Mattia, che parla poco ma ti ringrazia con un sorriso.

...di Paolo, che crede agli scherzi dei suoi compagni ed è sempre un po'ansioso.

...di Alessia, che avvolge il suo pancione con stoffa cangiante e di fronte a un microfono legge parole di forti e celebri donne romagnole, e vive delle loro passioni.

...di Marco, (l'altro), che sembra un bambino, quando sul palco sorride facendo musica coi suoi "giocattoli" elettronici.

...di Simone, che non è mai sicuro di ciò che fa e senza rendersene conto crea cose stupende.

...di tutti quelli che lavorano con passione perchè altri possano innamorarsi.

domenica 29 giugno 2008

Pro Forma

Se ci fosse un premio nobel per la solitudine credo che, escludendo Giacomo Leopardi il quale, pace all'anima sua, è ormai fuori gara, potrei essere una dei candidati favoriti e più adatti a riceverlo, soprattutto dopo la mia performance di ieri sera al compleanno di M. (a.k.a. "la mia migliore amica", come continuo a chiamarla forse più per fedeltà d'intenti che per vero reciproco attaccamento).
Sarà difficile superare o anche solo eguagliare i livello di "tappezzerismo", se mi è concesso il termine, da me raggiunto ieri sera alla festa della già citata M. e di C., svoltasi nella pineta di Montecerreto. Mi chiedo se sia poi corretto usare l'espressione "fare da tappezzeria" riferendosi ad una festa in un bosco; forse sarebbe più giusto dire "fare da sottobosco", "fare da vegetazione", "fare da manto erboso", o quant'altro. Resta il fatto che nelle 8 ore passate in quella radura, dalle 22 alle 6 circa, devo aver pronunciato qualcosa come 20 frasi in tutto, realizzando il risultato di un discorso di 2 minuti ogni ora circa.
Il resto del tempo l'ho passato rannicchiata o stesa su una coperta, osservando alternativamente il fuoco o le persone che vi erano radunate intorno, ascoltando i loro discorsi, osservandone i visi e i movimenti, ogni tanto accettando le canne che mi venivano passate, giusto per mantenere a livello costante quella quiete apatica trasmessami dalla location e dal calore del falò.
In effetti, per la maggior parte del tempo, nonostante fossi consapevole che della mia palese asocialità e immobilità, non ho sentito nulla di più del normale senso di inadeguatezza che da sempre provo in situazioni come queste. Voglio dire, ovviamente avevo quella sensazione da barbone catapultato ad una festa a Buckingham Palace del genere "cosa diamine ci faccio qui?", ma forse per merito del buio e delle condizioni del luogo, non mi sentivo così a disagio da voler fuggire a gambe levate o dover per forza fare qualcosa per ovviare alla situazione, (almeno non per le prime 5o 6 ore). Per questo non ho nemmeno ripiegato su una eventuale ebbrezza che avrebbe potuto agevolare le relazioni sociali,ed ho preferito lasciare agli altri alcool e droghe.
Il che non significa che fossi contenta di starmene lì da sola a galleggiare nel vuoto sociale della mia serata sammarinese, anzi per la verità ho continuato a sperare che qualcuno si avvicinasse per fare due chiacchere, anzi una vera conversazione, ma i rari scambi di parole che ho avuto l'opportunità di fare si sono spenti assai brevemente, in parte a causa della incapacità di trovare una qualsiasi futile domanda da porre o osservazione da fare al mio interlocutore. Ad un certo punto della serata, F. mi ha visto stesa in un angolo e mi ha fatto segno di avvicinarmi a lui, mi ha chiesto come andava, mi ha chiesto che faccio in questo periodo e non si è scoraggiato nemmeno davanti alla mia laconica risposta "mi annoio", continuando a farmi qualche domanda e a sorridermi benevolo. Eppure io non sono nemmeno stata capace di cogliere questa ancora di affettuosa cordialità, che avrebbe potuto salvarmi dal mio naufragare nel mare della solitudine. Per timidezza, per paura, perchè dopo ore passate nell'isolamento iniziavo ormai a intristirmi e non avevo più voglia di chiacchere passatempo, ma avrei voluto parlare di quanto mi sentivo estranea e triste.
Sì, perchè alla fine, anche se fin dal momento in cui avevo accettato di andare alla festa sapevo che sarebbe finita così, non potevo che riscontrare con desolazione quanto le mie previsioni, già poco ottimistiche, fossero comunque state più rosee della buia realtà e decine di domande e constatazioni avevano cominciato a girarmi in testa.
Di queste, alcuni erano quesiti che mi ero già posta mille altre volte tipo "smetterò mai di essere così timida?", "perchè conosco questa gente da almeno 7-8 anni e non ci ho mai fatto amicizia?", "sono loro che sono troppo frivoli per me o io che sono troppo seria?", "sono loro il problema sono io che sono troppo snob?", "perchè a me queste persone non piacciono e M. si trova così bene con loro?". Quest'ultimo quesito mi aveva infine portato a riflettere sul mio rapporto con M. e a chiedermi se
davvero ha senso dire che lei è la mia migliore amica (ammesso che questa espressione abbia mai avuto senso alcuno), quali sono le basi per affermare ciò? Non ci sentiamo mai, non abbiamo bisogno l'una dell'altra, non parliamo nemmeno più molto dei nostri problemi, sembriamo non avere neppure più niente in comune, se non la nostra amicizia fatta più di passato che di presente. Lei stessa durante la serata, mi si è seduta accanto un attimo e guardandomi mi ha detto "Giuly...la mia più vecchia amica", ecco la definizione perfetta, la qualità che mi contraddistingue dalle altre, l'unico "di più" che ho rispetto a loro è un vantaggio di tipo temporale, una superiorità esclusivamente quantitativa e non qualitativa.
E non ho potuto fare a meno di chiedermi se davvero la nostra amicizia esistesse ancora o non fosse solo un altro dei rapporti che piano piano mi erano scivolati via dalle mani, portati via dal tempo come tanti altri. Come quelli con Camilla ed Elisa che pure erano presenti alla festa e che erano state le mie più care amiche ai tempi delle elementari e delle medie, per poi diventare astio e rancore ai tempi delle superiori e di nuovo tornare ad una cordiale socievolezza di incontri fortuiti passati gli anni dell'adolescenza. Avevo perso così anche l'ultima delle mie amicizie di lunga data?

Oggi, mentre scrivo queste parole e ne affronto per la prima volta il significato che tanto mi spaventa, capisco che tengo più al fatto di poter dire a mè stessa che ho un'amica da tanti anni, che a coltivare davvero quell'amicizia, ora capisco che quella definizione sciocca e priva di senso, "migliore amica", è per me come una sorta di attestato che certifica il fatto che so "tenermi degli amici", una sorta di salvacoscienza che, come qualunque diploma io abbia ottenuto finora, nasconde dietro un puro valore formale un vuoto abisso sostanziale.
Esattamente come a scuola ho imparato presto a preoccuparmi esclusivamente dei voti e non di quello che davvero avevo imparato, così come credevo che solo i numeri potessero provare la mia bravura, il mio valore al mondo, così ho fatto con le amicizie, una volta riempita una voce dell'agenda, non mi sono data pensiero di dare spessore al rapporto con le persone, trattandole come soli riempitempo o valvole di sfogo.
Ancora una volta la mia dimostra essere solo apparenza e non sostanza.

E oggi, in mezzo ai mille timori, fra cui quello di non fare alcuna amicizia ad Avignone, il pensiero che più mi inquieta è pensare che io sia superficiale nei rapporti così come nei miei studi, e che mi annoi delle persone così come mi accade con le cose...

mercoledì 25 giugno 2008

mi chiedo:

mi chiedo perchè non posso avere dei genitori che mi apprezzino come tutti gli altri
mi chiedo perchè non posso avere dei genitori che gioiscano con me dei miei traguardi come tutti gli altri
mi chiedo perchè non posso avere dei genitori che mi vedano e mi sentano, come tutti gli altri
mi chiedo perchè qualunque cosa faccia sia sempre sbagliata
mi chiedo quando ho iniziato a sbagliare tutto
mi chiedo quando l'amore che mio padre provava per me si è trasformato in odio o in indifferenza
mi chiedo quando diventerò immune a tutto questo
mi chiedo se mai diventerò immune a tutto questo


piango:

piango perchè trovo ingiusto che io non possa avere dei genitori
piango perchè trovo ingiusto sapere che tutto questo è colpa loro e loro pensaranno per tutta la vita che è colpa mia
piango perchè la verità non serve a niente
piango perchè sono comunque sola
piango perchè sono debole
piango perchè non potrò mai farli soffrire quanto loro hanno fatto soffrire me
piango perchè sono costretta ad odiare i miei genitori
piango perchè di Genitori in fondo non ne ho...

lunedì 23 giugno 2008

Noia

In verità dovrei mettere a frutto questo tempo libero, leggendo magari il libro che ho nella borsa, dato che il ritmo dei miei consumi letterari è vertiginosamene rallentato negli ultimi 4 mesi, e dato che si suppone che la lettura sia il mio passatempo preferito.
In verità potrei utilizzare la rete in modi più utili che, aprire mille volte la pagina facebook, per vedere se c'è qualche nuovo commento o qualcuno in linea con cui chiaccherare, e in maniera più educativa che soddisfare la mia, neppure troppo latente, natura voyeristica, leggendo e spulciando blog e flickr altrui, pensando "quanto-vorrei-essere-carina-e-cool-come-quelle-giovani-indie-fashion-milanesi-arty-girl" o quanto mi piacerebbe che la mia vita assomigliasse e qualsiasi altra vita che quelle pagine sembrano documentare.
In verità potrei anche scrivere che, a quanto pare, hanno selezionato il mio dossier e che, salvo ulteriori incidenti, gag di cattivo gusto del destino, incompetenze burocratico-francesi, mercoledì pomeriggio dovrei avere un colloquio telefonico con l'università di Avignone, cosa che dovrebbe successivamente portare, nella più ottimistica delle ipotesi che non è da me fare, ad una definitiva ammissione al Master in "Strategie du developpement culturel".

In verità dovrei/potrei fare un sacco di cose, ma la noia, che ha fatto la fortuna di tanti artisti, invece di spingermi a mettere a frutto una possibile potenziale e nascosta creatività (almeno a quanto dice il test di facebook "how cerative are you"), come il caldo umido e appiccicoso di fuori, non fa altro che annullare qualsiasi impulso e capacità di agire, abbandonandomi in una apatia da siesta mentale e fisica.
E dire che ho sempre pensato che una volta avessi svesso di essere oberata dall'università, lavoro eccetera, finalemente sarebbe sbocciato il lato artistico della mia personalità...
forse il problema è che per sbocciare c'è bisogno della primavera, e a giudacare dal mio letargo mentale, dentro di me è ancora inverno...